Una sola nocciola. Mille modi di raccontarla.
Dal cuore del Piemonte portiamo in tutto il mondo la regina delle nocciole: la Tonda Gentile Trilobata, amata e celebrata per il suo inconfondibile aroma.
Nel nostro laboratorio di Cortazzone, nell'Alto Monferrato Astigiano, terra di nocciole, abbiamo scelto di trasformare esclusivamente questa storica cultivar piemontese, perché esprime con la tostatura gli aromi più raffinati e tutta la sua straordinaria personalità.
Desideriamo che ogni nostra nocciola sia riconoscibile per la sua identità, il profumo e la croccantezza, e per questo le confezioniamo sottovuoto entro poche ore dalla tostatura.

Dalla loro spremitura meccanica a freddo nasce il nostro olio e dalla loro trasformazione prendono vita i nostri prodotti tipici e specialità piemontesi, espressione del nostro territorio.
Da oltre vent'anni contribuiamo a valorizzare questo prezioso frutto, un'eccellenza piemontese, protagonista ancora oggi della nostra storia e della nostra identità.
Sgusciate crude, tostate e pelate o tostate parzialmente pelate, le nocciole Baldaiassa sono disponibili per la vendita online e al dettaglio in confezioni sottovuoto da 1 kg o 250 g, per l'ingrosso prepariamo su richiesta del cliente sacchi da 25 Kg o big bag.
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Le nocciole piemontesiIl Laboratorio di trasformazione della nocciola, luogo "sacro" di tutta l'Azienda Agricola Baldaiassa, ha visto la sua completa realizzazione dopo un impegno durato circa due anni: il suo completo funzionamento è stato infatti autorizzato dall'ASL di Asti a Gennaio del 2011.
Inserito direttamente nel corpo principale della Cascina Aiassa, al posto di quello che nel passato era il fienile, è stato progettato in modo tale da conservare esternamente quei particolari estetici e strutturali tipici dei casolari del Monferrato Astigiano. Le sue porzioni interne, invece, pur avendo mantenuto una certa connotazione "country house", sono il risultato di una progettazione attenta e moderna, necessaria per uno spazio dedicato alla manipolazione e trasformazione degli alimenti.
Tutta la struttura è sollevata dal terreno per mezzo di una camera di aereazione, il cui ricircolo dell'aria viene garantito da nove bocchette di sfiato poste sui muri perimetrali. Tale scelta si è resa necessaria per garantire all'interno del laboratorio un ambiente oltremodo sano, privo di muffe e con basso tenore di umidità: fattori questi poco adatti ad un ambiente preposto alla lavorazione e trasformazione degli alimenti.
Per sua fortuna, orientato in direzione Nord-Ovest/Sud-Est, il nostro laboratorio di trasformazione della nocciola pur godendo di un'ottima luminosità, non è soggetto alla cocente irradiazione solare estiva, come neppure esposto ai venti gelidi invernali provenienti da nord. Questa sua posizione strategica preserva gli ambienti interni da forti sbalzi termici, in particolare quelli dovuti all'eccessivo caldo, permettendo così di mantenere le temperature sottocontrollo a vantaggio delle materie prime: la nocciola in primis ed i suoi derivati. L'olio di Nocciola, infatti, come tutti gli oli vegetali, non ama essere conservato in ambienti eccessivamente caldi.
Il laboratorio di trasformazione della nocciola è stato inoltre ottimamente coibentato per le temperature invernali rigide, al fine di ridurre da una parte l'impatto di emissioni di gas ad effetto serra conseguenti al fabbisogno energetico termico; dall'altra il consumo di combustibile: contenuto in 0,01896 Ha (Ettari di Bosco). Le basse emissioni di CO2 ottenute, sono state valutate in 13,7389 Kg/m3anno.
Tutte le superfici interne del nostro laboratorio di trasformazione della nocciola, quali: pavimenti, muri, soffitti, banchi da lavoro e davanzali sono interamente lavabili e sanificabili, nonché adatti come tipologia ai laboratori di manipolazione alimentare.
Le attrezzature, le bottiglie ed i tappi, i contenitori, i sacchetti e quant'altro venga a contatto con i nostri prodotti è assolutamente ad uso alimentare nonché regolamentato da norme CE.
Le nostre materie prime ed i suoi derivati sono sottoposti per ogni lotto ad analisi chimiche, condotte da laboratori esterni per garantirne imparzialità dei risultati. I test effettuati sui nostri prodotti sono in ordine al grado di freschezza e conservazione; assenza di sostanze nocive e composizione chimica per valutarne il profilo nutrizionale.
Tutte le fasi di produzione, confezionamento, manipolazione, comunque connesse direttamente o indirettamente al normale funzionamento del laboratorio di trasformazione della nocciola, atte a garantire l'alto profilo igienico-sanitario, vengono eseguite attraverso piani aziendali di autocontrollo in applicazione del sistema HACCP.
L'olio di nocciola non è un olio di semi aromatizzato alle nocciole, ma l'olio naturalmente contenuto nella nocciola, estratto per spremitura meccanica oppure attraverso processi industriali con solventi. L'olio di nocciola è molto apprezzato per uso alimentare per il suo gusto delicato, per l'elevata presenza di acidi grassi monoinsaturi e vitamine. È tra gli oli vegetali più apprezzati per uso cosmetico, grazie all'azione lenitiva, al facile assorbimento e all'alto contenuto di vitamina E.
Olio di nocciola composizione e proprietà
L'Olio di nocciola grazie alla sua composizione chimica possiede molteplici proprietà, che come dicevamo lo rendono un prezioso alleato in cucina e per la cura della persona.
Acidi grassi monoinsaturi
L'alta concentrazione di acidi grassi monoinsaturi presenti nell'olio di nocciola, in alcuni casi fino all'85% (Ricerca Unibo), favorisce il controllo del colesterolo "cattivo" nel sangue contribuendo al mantenimento di una buona circolazione, che se associata ad attività fisica ed a una dieta equilibrata, concorrono a diminuire le complicazioni cardio-circolatorie.
Omega 6 e omega 3
La sua matrice grassa contiene acidi grassi essenziali del gruppo Omega, in particolare un 6% circa di Omega 6 (Ricerca Unibo) e l'1% di Omega 3 (Ricerca Unibo). Poiché non sintetizzabili dall'organismo umano, l'inserimento di questi grassi nella dieta risulta fondamentale, in particolare nelle civiltà industrializzate, poiché il loro apporto nel tempo si è ridotto notevolmente a causa delle mutate abitudini alimentari rispetto al passato.
| Composizione in acidi grassi dell'olio di nocciola Baldaiassa (Studio Unibo) |
||
|---|---|---|
| Acido grasso | Struttura | % |
| Palmitico | C16:0 | 6.28 |
| Palmitoleico ω-9 | C16:1 | 0.02 |
| Palmitoleico ω-7 | C16:1 | 0.27 |
| Eptadecanoico | C17:0 | 0.04 |
| Eptadecenoico | C17:1 | 0.06 |
| Stearico | C18:0 | 2.55 |
| Oleico ω-9 e ω-7 | C18:1 | 84.10 |
| Linoleico ω-6 | C18:2 | 6.32 |
| Linolenico ω-3 | C18:3 | 0.08 |
| Gadoleico | C20:1 | 0.14 |
| Behenico | C22:0 | 0.03 |
| Totale saturi | 9.0 | |
| Totale monoinsaturi | 84.6 | |
| Totale polinsaturi | 6.4 | |
Vitamine
L’olio di nocciola è naturalmente ricco di vitamina E (circa 40 mg per 100 mL di olio), un potente antiossidante noto per la sua azione protettiva nei confronti dello stress ossidativo cellulare. Tra gli oli di frutta a guscio, è considerato uno di quelli con il maggiore apporto di questa vitamina per uso alimentare. È inoltre apprezzato in ambito cosmetico per gli effetti benefici della vitamina E sulla pelle. In quantità minori sono presenti anche vitamine del gruppo B.
Minerali
Un errore molto diffuso è attribuire all'olio di nocciola le stesse proprietà nutrizionali della nocciola intera. Mentre la nocciola è ricca di minerali, notoriamente sostanze non liposolubili, l'olio di nocciola ne possiede solo delle tracce, pertanto non rappresenta una fonte significativa di calcio, magnesio, ferro o potassio poiché questi rimangono quasi interamente nella parte solida durante l'estrazione dell'olio.
Spremitura e Tecniche di Estrazione Olio di Nocciola
L'estrazione dell'olio dai vegetali, è forse, tra le pratiche dell'uomo, la più antica e diffusa. Gli usi di questo prodotto, primato di genuinità della natura, sono stati nel passato i più svariati: nell'alimentazione; per i massaggi; come rimedio per molte affezioni; come combustibile per lampade e chissà quanti altri persi nella notte dei tempi.
Denominatore comune per tutte le civiltà ed in tutte le epoche, fino ad arrivare a noi, è stata la tecnica attraverso la quale questa operazione veniva messa in atto: la semplice spremitura! Effettuata inizialmente con attrezzi rudimentali, si è perfezionata nel tempo pur mantenendo la sua caratteristica fondamentale, ovvero, l'essere compiuta per mezzo di strumenti meccanici. Questo aspetto, non marginale, costituisce l'elemento distintivo di un olio di qualità: puro così come natura dona!
Purtroppo questa tecnica millenaria, è stata via via abbandonata negli anni dalle industrie produttrici, che incalzate da una crescente domanda, hanno adottato sistemi di estrazione chimica, molto più economici e redditizi, a scapito naturalmente della qualità e genuinità del prodotto. L'olio d'oliva forse l'unico, invece, in controtendenza a questo fenomeno, è riusicito in parte a mantenere ancora integra la sua artigianalità.
Di seguito, cercheremo di fare maggiore chiarezza circa i sistemi d'estrazione comunemente impiegati; precisando che la natura degli stessi, spesso distorta ed equivocata, nostro malgrado, oltre alla loro disomogeneità risultante dall'assenza di una normativa chiara; adeguata ed esclusivamente dedicata agli olii vegetali diversi da quello di oliva; non ci consentirà forse una trattazione totalmente esente da piccole imprecisioni... ce ne scusiamo fin d'ora!
Estrazione Chimica - Questa tecnica consente il prelievo quasi totale dell'olio presente nel materiale lavorato (residuo circa 3/4 %), può essere assoluta nella sua applicazione oppure riservata come trattamento successivo al materiale risultante dalla pressatura meccanica. I semi oleoginosi, sbriciolati finemente, vengono messi in un bagno di sostanze chimiche ([[esano]] o [[eptano]]) che hanno la caratteristica di sciogliere unicamente gli olii. Successivamente il composto olio-solvente viene distillato a 150 gradi, rimuovendo così per evaporazione la sostanza chimica estrattiva, che verrà poi riutilizzata. L'olio così ottenuto e definito "grezzo" dovrà però ancora essere raffinato. Tale sucessivo trattamento è riservato, per legge, non solo a quelli chimici ma anche a quelli estratti con altri metodi che contengono un grado di acidità superiore a valori prestabiliti, tale da renderli inidonei alla vendita. Di seguito le varie fasi:
Demucillaginazione - Rimuove alcuni composti simili alle fibre, i carboidrati complessi, alcuni composti simili alle [[proteine]], e i [[fosfolipidi]] (tra cui la lecitina). Vengono anche eliminati calcio, ferro, magnesio e rame. Questa fase è eseguita a 60 gradi.
Raffinazione o deacidificazione - L'olio viene mischiato con una base ([[soda caustica]] o [[idrossido di sodio]]). Questo composto ne abbassa l'acidità ad un livello adatto per l'alimentazione umana. Il successivo processo di separazione dalla base utilizzata, avviene a 75 gradi. In questa fase si perdono però anche i fosfolipidi e parte dei minerali.
Decolorazione - L'olio viene filtrato per un tempo di circa 15 - 30 minuti a 110 gradi, per rimuovere i pigmenti ([[clorofilla]] e [[betacarotene]]). Si vanno però anche a perdere sostanze aromatiche naturali.
Deodorazione - L'olio viene distillato a vapore a 240 - 270 gradi, sotto pressione ed in assenza di aria, per 30 - 60 minuti. Vengono rimosse sostanze aromatiche che danno un sapore sgradevole all'olio. In questo processo si perdono i [[tocoferoli]] (vitamina E), i [[fitosteroli]] ed alcuni residui tossici (pesticidi e tossine).
Inodore, insapore, incolore, l'olio così ottenuto è pronto per essere immesso sul mercato, oppure per essere usato come ingrediente negli alimenti che portano in etichetta la dicitura "olii vegetali" (la stragrande maggioranza dei prodotti da forno confezionati, spesso anche biologici).
Estrazione Meccanica - Il rendimento di questa tecnica, in termini di quantità estratta, risulta essere nettamente inferiore rispetto alla precedente (residuo circa 20/25 %). I semi oleoginosi, vengono dapprima sbriciolati o laminati, quindi sottoposti a pressatura meccanica per estrarne gli olii. Questo procedimento può avvenire per mezzo di due tecniche di seguito illustrate:
Pressatura meccanica continua - Viene normalmente intesa quella dove non vi sono interruzioni nel ciclo di lavorazione. Effettuata con presse orizzontali di grande portata, efficaci per lavorazioni di grandi quantità di prodotto e spesso abbinata ad un precedente riscaldamento o condizionamento del seme/frutto. Questo genere d'impianto può essere continuamente alimentato attraverso silos o nastri trasportatori, poiché eseguita la fase di "schiacciamento del seme", lo stesso, privato della sua componente grassa viene direttamente espulso. L'olio ottenuto viene quindi stoccato in serbatoi, per ulteriori ed eventuali lavorazioni, attraverso un impianto direttamente collegato alla macchina. Vantaggio di questo metodo, è appunto quello di non avere una produzione discontinua, così da ridurre un'eventuale deperimento dell'olio dovuto a ripetute esposizioni all'aria, causa, queste ultime, di [[ossidazione]]. Si rileva in tale procedimento un alto grado d'igienicità. Per contro, talvolta, risulta essere inadatto per l'estrema forza pressante esercitata, poco rispettosa per l'integrità di alcuni olii.
Pressatura meccanica "discontinua" - Fatto salvo il metodo meccanico, questo sistema di pressatura, prevede normalmente l'impiego di presse verticali, di minor forza meccanica rispetto alle precedenti. Differisce nella sostanza dalla "tecnica continua" per il fatto che il materiale lavorato, viene dapprima depositato sotto il pistone pressante principale, quindi sottoposto a schiacciamento. A seguire, il pannello disoleato risultante viene estratto dalla pressa, così da consentire una nuova operazione di carico e quindi un nuovo ciclo di pressatura. E' evidente come questo sistema comporti continue e successive interruzioni; oltre al fatto che il liquido estratto viene raccolto in recipienti posti sotto il macchinario e svuotati quando gli stessi sono stati completamente riempiti in altri serbatoi di stoccaggio più grandi. Così facendo l'olio ottenuto rimane a contatto con l'aria per periodi piuttosto lunghi, aumentando considerevolmente, rispetto al metodo continuo il fenomeno ossidativo. Va in ogni caso sottolineato, che tale ossidazione, non comporta necessariamente il deperimento dell'olio, ma ne può abbassare certamente il grado di freschezza laddove non venisse posta una maggiore attenzione a questo aspetto.
Fatto quindi questo importante distinguo tra "l'olio d'estrazione chimica" e "l'olio d'estrazione meccanica" saranno facilmente intuibili le ragioni che fanno l'olio di nocciola, un olio esclusivamente d'estrazione meccanica. L'indispensabile artigianalità necessaria a produrlo; la sua stretta connotazione territoriale che ne comporta attualmente una limitata diffusione, non consentirebbero di ripagare gli enormi investimenti necessari per metodi di tipo industriale, quali sono quelli chimici. La genuinità per l'olio di nocciole è quindi totalmente garantita dalla "spremitura"... condizione indispensabile!
E' comunque bene fare presente, ai fini di una corretta informazione, che l'olio di nocciole comuni, difficilmente quello ottenuto dalla cultivar Tonda Gentile Trilobata coltivata in Piemonte, si trova in commercio ottenuto anche per estrazione chimica. Va però precisato che in un primo caso l'uso sia esclusivamente cosmetico, gli standards qualitativi di riferimento sono infatti molto meno rigorosi rispetto a quelli per l'alimentazione umana; nel secondo, invece, trattasi di vere e proprie frodi alimentari. Poichè la nocciola rispetto ai comuni frutti e semi oleoginosi ha una quantità di materiale grasso maggiore ed ha una composizione chimica, pressochè identica a quella del'olio di oliva, è eccellente, per finalità alimentari fraudolente. Data la considerevole quantità d'Olio di Nocciola, ottenibile a basso costo con l'estrazione chimica, l'utilizzo è indirizzato normalmente alla "diluizione" degli olii pregiati; quasi sempre quello di oliva. Fortunatamente, questo genere di contraffazione non è mai stata messa in atto, non vi sono notizie a riguardo, per falsare direttamente l'Olio di Nocciola Piemonte, probabilmente perchè l'alto costo della Nocciola Piemontese, non avvantaggerebbe l'elemento speculativo della frode.
Infine, per completare il quadro relativo alle tecniche d'estrazione, rimane d'affrontare l'ultimo aspetto, forse il più dibattuto e controverso per la qualità di un olio... ovvero la sua temperatura di lavorazione.
E' noto che l'innalzamento della temperatura di un frutto o seme oleoginoso, in fase di lavorazione, ne facilita l'estrazione aumentandone la resa in termini quantitativi. Tale vantaggio, potrebbe risultare però apparente, poichè questo condizionamento termico, causerebbe in alcuni casi un danno irreversibile alla matrice grassa. Tale deterioramento è ormai accertato per l'olio d'oliva e supportato da ampia letteratura scientifica in merito.
Infatti la Normativa Comunitaria in materia d'etichettatura dell'olio d'oliva (Regolamento CE 1019/2002) regola anche la dicitura "a freddo", riferedola alla temperatura massima di lavorazione delle olive. Per tutti gli altri olii vegetali, invece, questo aspetto non è regolamentato dal punto di vista legislativo ma non trova neppure conferme scientifiche apprezzabili e tali da poter essere generalizzate a tutti gli olii vegetali. Spesso però, molte etichette, riportano distrattamente o meno questo slogan, molto familiare al pubblico, inducendo il consumatore ad errate valutazioni in ordine ad una qualità presunta. Frasi quali: "estratto a freddo"; "da prima spremitura a freddo" oppure "da spremitura meccanica", rappresentano semplicemente la denominazione di vendita, concepita dal legislatore, forse con leggerezza, per il distinguo con gli olii inidonei alla vendita immediatamente dopo la loro estrazione e per i quali è necessaria obbligatoriamente una successiva rettifica. Questi olii possono essere essenzialmente due: quelli risultanti dall'estrazione chimica o quelli per i quali l'acidità libera supera i valori stabiliti dalla legge per gli usi alimentari. Pertanto questo tipo di affermazione, rappresentato ed apprezzato da moti produttori, non avvalora nessun tipo di procedura estrattiva che presti un particolare riguardo alle temperature in fase di lavorazione e non ne determina una maggiore qualità. Tale non sarebbe invece, se analisi scientifiche oggettive insieme ai dati relativi alla temperatura, rilevati in sede produttiva, fossero resi disponibili al consumatore a convalidare tale citazione in etichetta.
Va infine ricordato che con il D. Lgs. 27 Gennaio 1992 n° 109 che promuove il massimo livello di trasparenza nell'etichettatura a vantaggio della completezza delle informazioni fornite al consumatore, questa "distrazione" non possa assumere invece un aspetto più rilevante.
Per quanto riguarda l'Olio di Nocciola, la questione temperatura, viene stralciata dal fatto che la nocciola è sottoposta, prima della sua spremitura, ad una fase di tostatura, per ottenere la sua tipica aromaticità. Pertanto quand'anche l'estrazione non avvenisse "a freddo" ovvero in una fase immediatamente successiva alla tostatura, quindi a frutto caldo, il prodotto risultante non sarebbe danneggiato. La tostatura stessa pertanto renderebbe, a nostro avviso, inopportuna se non addirittura fuorviante la dicitura "a freddo" per quest'olio. A conferma si prenda d'esempio l'olio di girasole, per il quale, la dicitura "pressatura a freddo" sarebbe significativa poichè recenti studi hanno confermato la labilità della vitamina E in esso contenuta per lavorazioni oltre i 40 gradi. Oppure l'olio di semi di lino, la cui particolare degenerazione ossidativa ne richiede la conservazione in frigorifero; dato anch'esso avvallato da ricerche scientifiche.
L'Olio di Nocciola, in conclusione, grazie alle attrezzature ed ai metodi adottati nelle varie fasi di lavorazione non subisce fortunatamente danni e/o alterazioni, così da preservarne la sua genuinità e completezza chimico-strutturale.
Storia ed Origini Olio di Nocciola
La storia di quest’olio così prezioso risale al tempo della seconda guerra mondiale: si trovano frammentarie notizie del suo impiego e produzione, rigorosamente per uso familiare, disseminate disordinatamente per il Piemonte. Negli anni riconducibili al secondo conflitto mondiale, venne introdotta in Italia, oltre ad altri "provvedimenti di guerra" restrittivi , la tessera annonaria. Nel mese di Gennaio del 1940 i cittadini Italiani vennero informati circa la decisione del Governo di munire la popolazione di un documento nominativo, provvisto di un certo numero di cedole, per l'acquisto in giorni ed in quantità prestabilite di commestibili. La guerra in corso, avrebbe impedito gli approvvigionamenti attraverso il Mediterraneo così da rendere necessario il razionamento dei generi alimentari: furono infatti subito limitati zucchero e caffè.
Ben presto, però, e nei mesi immediatamente a seguire, il razionamento coinvolse praticamente tutti i generi atti a soddisfare i bisogni dell'individuo... sapone e vestiti inclusi. Tra questi meritarono una particolare attenzione i grassi: fu reso obbligatrio, per produttori e commercianti, dichiarare le quantità prodotte di olio d'oliva; burro; strutto o lardo e le stesse concesse complessivamente, per singola persona, nella misura di 500 g al mese.
Contemporaneamente venne imposto l’obbligo dell’ammasso dei prodotti agricoli, ovvero il conferimento di produzioni e coltivazioni, ad un prezzo sociale deciso dallo stato, presso magazzini controllati dal regime. Anche questo "provvedimento di guerra" finalizzato ad assicurare l’approvvigionamento di cibo al paese.
Questo disperato scenario di guerra, reso ancor più gravoso per la realtà agricola, già intrinsecamente dura, fu evidentemente determinante per la comparsa dell’Olio di Nocciola.
A ragione un vecchio detto dice:” Scarpa grossa cervello fino” riferendosi all'istruzione povera dei contadini di una volta, comunque di grande ingegnosità ed intelligenza, appunto quella che fece loro intuire che le nocciole potessero essere utilizzate per l'estrazione di un grasso alimentare estremamente gustoso com'è appunto l'olio che se ne ricava.
Così facendo i più intraprendenti agricoltori Piemontesi, rigorosamente di notte ed al riparo da sguardi indiscreti per mezzo di torchietti artigianali, sopperivano da una parte al loro fabbisogno di grassi alimentari, dall’altra compensavano probabilmente la poca sapidità delle pietanze povere disponibili sulla loro tavola con un condimento estremamente saporito.
La Baldaiassa, in provincia di Asti, zona di produzione della nocciola piemontese, si occupa dal 2009 della vendita di nocciole e della produzione di olio di nocciola, specialità gastronomiche e prodotti tipici piemontesi con e senza nocciole.
La produzione avviene direttamente nel laboratorio aziendale Baldaiassa, dove le nocciole vengono trasformate in specialità e prodotti dolci tipici piemontesi: pasticceria e biscotti, torte e prodotti da forno, creme spalmabili e praline con cioccolato o in altre specialità gastronomiche e prodotti tipici del Piemonte: l'Olio di Nocciola puro, spremuto rigorosamente a freddo o l'intramontabile Bagna Cauda, preparata secondo le diverse ricette piemontesi con olio di oliva, olio di nocciola o olio di noci.
La produzione di specialità piemontesi Baldaiassa, non si limita ai soli prodotti con nocciole, ma comprende anche una linea di conserve tipiche: l'antipasto piemontese o giardiniera, le salse "bagnet", confetture e gelatine come quelle ottenute dal mosto di uva freisa o moscato ideali per accompagnare carni e formaggi, il tipico budino "bonet" e molto altro, tutte disponibili in vendita secondo stagionalità, già pronte in vasetto.
Vendita nocciole e specialità piemontesi in Italia e all'estero
La vendita delle nocciole e di tutte le specialità e prodotti tipici piemontesi Baldaiassa, sia in Italia che all'estero, avviene prevalentemente attraverso il canale online shop.baldaiassa.it gestito internamente all'azienda, così da poter offrire prodotti sempre freschi acquistati direttamente dal produttore.
La nascita della Baldaiassa e la sua storia
Il nome Baldaiassa, ideato per scherzo alcuni anni prima, deriva dall'incontro delle parole Baldizzone, cognome dei titolari, ed Aiassa, nome della cascina ove è fisicamente ubicata l'azienda.
Si trova nel Comune di Cortazzone, in un'area collinare denominata Val Rilate, ovvero nella porzione Monferrina nota come Colline dell'Alto Monferrato Astigiano.
L'Aiassa, così simpaticamente apostrofata, trae le sue origini da molto lontano: vecchi documenti Comunali la riporterebbero indietro al 1600, ma potrebbe forse risalire anche a periodi precedenti.

Negli anni dello splendore di queste terre, l'Aiassa, era tra le più produttive, funzionali nonché moderne realtà agricole della zona, benchè la nocciola non rappresentasse ancora l'economia principale del territorio.
L'ambizione, con un passato così glorioso, è naturalmente quella di tornare ad inorgoglire una terra purtroppo lasciata a se stessa per troppo tempo, ritrovando la produttività e gli equilibri di "allora" ma con l'ausilio delle più moderne tecnologie di "oggi": prime fra tutte quelle della comunicazione.
Quella comunicazione appunto, la cui assenza, non ha permesso un rinnovamento delle generazioni, determinando un lento declino del territorio e che il suo perdurare porterà inevitabilmente alla perdita del bene più prezioso... la propria identità; fatta di sapori, tradizioni della produzione e tecniche colturali.
Questa è la terra che Baldaiassa intende raccontare con la produzione e la vendita delle nocciole, delle sue specialità gastronomiche e dei prodotti tipici piemontesi!